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    Per il Mo'...

     

     

    Ci risiamo. http://www.youtube.com/watch?v=HkvvxCoriHo

    Io e questo schermo bianco di fronte a me. E tutti quelli che sono rimasti, chi con una spalla uscita dai gangheri, chi con il ragazzo a letto con la febbre, chi invece il ragazzo non ce l'ha più da qualche mese, chi continua a cantare canzoni stupide nei video, chi vuole fare una grande scalata al successo, chi ha trovato l'amore altrove e ha scoperto con un moto di felicità che Roma è davvero grande, chi non sa più che sigarette fumare.

     

    E poi c'è il Mo'.

    Lo sai che c'è, perché anche se in quel momento non è lì vicino a te, sai che durante tutta la giornata potrai incontrarlo in qualche angolo della città, così per caso, quando meno te lo aspetti, e dire ah ecco chi stavo cercando, giusto il Mo'. Trovarlo lì seduto al tavolino in Tazza D'Oro a rollarsi uno dei suoi soliti drummini, con la bicicletta lasciata chissà dove. Quella bicicletta che ha cambiato mille volte colore, che mi ha portato in canna non so quante volte, fino a casa mia, fino al Buonarroti.

    Il Mo', con le sue dita ticchettanti, le sue bacchette incorporate che non stanno ferme un attimo, tamburellano e ballano a qualunque ritmo, inventato lì per lì.

    E arriva, dal nulla, ti saluta e inizia a cantare qualche vecchia canzone dei System, tira fuori qualche slogan e poi esordisce con un "Veramente questo non saprebbe cantarlo nemmeno una Maiala! Anzi nemmeno te, Giada!" Io ovviamente rispondo un po' sdubbiata "Mo', infatti, io mica so cantare" e lui "Ma sì infatti, era per dire no?"

    Giacchetto di pelle, cuffie nelle orecchie, cammina tranquillamente per la strada, con la schiena sempre dritta, perso un po' nel suo mondo, e ti ci vuole un po' per farlo voltare se lo becchi.

    E il Covo del Tapiro c'ha passato le serate estive insieme a lui, seduto sugli scalini lì fuori a fare qualche giochetto o a ridere di gusto. Perché la risata del Mo' è inconfondibile, esplode tutta d'un colpo.

    Lui che non ce la fa più a vedermi con questi capelli che non hanno mai un verso, e spera che un giorno trovino la loro strada, nel frattempo i suoi cambiano più o meno ogni mese, per non parlare della barba, non fai in tempo ad abituarti al fatto che abbia finalmente deciso di tenerla lunga e incolta, che già se l'è rasata.

    Quando torna di solito non lo riconosci.

    "Il Chang è gay, è gay!" Ecco appunto. Questo è il nostro Mo'.

    Il Mo' del tormentone della gita a Urbino, di quel coro che partiva dal fondo del pullman e gli chiedeva un peo di sigaretta a gran voce, quando ancora fumare era una cosa da grandi, era un po' una trasgressione. E quel "Maiale Mo' te lo raspo" la sigla di un bel viaggio, la canzone di un tempo che sembra passato da secoli, in cui eravamo ancora piccolini e se guardiamo le foto non ci riconosciamo già più.

    Per tutte quelle volte che siamo andati insieme a studiare allo scotto, e come si studia filosofia con il Mo', con nessuno.

    Per tutti i drummini e le sigarette scroccate, per tutte le giornate passate a cazzeggiare, un po' qua un po' là, i kebab in Piazza delle Vettovaglie, i giri in bicicletta, le giohate in piazza della pera, con quella bici che va anche all'indietro. Per tutte le canzoni che ha creato dal nulla con il suo famoso programma sul pc, per tutte quelle volte che è venuto da me e si è piazzato al pianoforte, suonando ad orecchio, un po' come veniva.

    Perché alla fine lo sai che lui c'è, anche se non ti risponde al cellulare perché in casa sua non c'è mai campo, però cazzo, lo sai.

    Per tutte quelle volte che ha saputo ascoltare e farti sorridere con qualche battuta delle sue, per tutte le volte che ha pronunciato la parola Gay come solo lui può fare. Per le migliori performance e le imitazioni dei professori, dal Pontari al De Cri, o ancora il tono alla Bonsi, quante risate c'ho fatto anche se è piuttosto inquietante >.< !

    Perché ci siamo conosciuti per la circostanza, e siamo cresciuti insieme, senza neanche accorgercene, convinti che il tempo sarebbe sempre stato abbondante per tutto. Adesso sono qui, siamo qui, a guardarci indietro, ancora una volta, e a chiederci come sia potuto succedere che sia già passato tutto così in fretta.

    Gli occhiali del Mo', quante volte l'avrà cambiati?

    Dietro di noi c'è pieno, stracolmo di risate, avventure, bellissimi ricordi. Davanti a noi il resto degli anni che rimangono, che il destino, o forse di nuovo le circostanze hanno deciso di separare.

    Ma siamo stati insieme, ci siamo conosciuti e abbiamo condiviso tutto questo. Meglio di così non poteva andare. Non c'è fortuna più grande.

    Per tutto questo io dico soltanto un GRAZIE. Al nostro buon vecchio Morrizzo, che tanto lo sappiamo che tornerà, vuoi per le vacanze di Natale, vuoi quest'estate. Ma tornerà.

    Mi mancherai così tanto.. Non vederti più tutti i giorni sarà dura, non avrei mai pensato che sarebbe successo. Però è così che va, questa è la realtà.

    So che starai bene, più o meno, e che ci penserai alla tua Pisa e ai tuoi bimbi.

     

    Ti voglio bene. Davvero tanto..

    Ciao Mo'! Ascoltati l'Apprendista Stregone di Angelo Branduardi, te la dedico, così quando ti sentirai lontano e avrai voglia che qualche ricordo ti tamburelli un po' la memoria, penserai a me :)

    Giadì.

     

                                         

     

     

                                                                                                                                                                                                   

    Non è mica un addio però!

     

    "Col mio soffio di vulcano cancellerò
    il gelo di questa stanza
    e col volo di una freccia trafiggerò
    quella pallida luna a distanza;
    ci sarò e non ci sarò,
    continuerò
    la mia invisibile danza,
    senza tracce sulla neve lieve sarò,
    mi dirai di sì o mi dirai di no.
    Avrà il silenzio la voce che ho,
    e mani lunghe abbastanza,
    sarà d'attesa e d'intesa, però
    saprò quello che ancora non so".

     

     
     

    Istanti

     
     
     
     
     
    E poi, ci sono gli attimi nella vita.
    Sembra che possano durare in eterno.
    Solo attimi. Non durano più di un battito d'ali di una farfalla.
    Ma si sa, il battito d'ali di una farfalla provoca un uragano, dall'altra parte del cuore.
    Si tenta di non farli volar via, piccoli granelli di polvere. Ne rimane un po' sulla giacca
    e con un gesto noncurante li spolveriamo via, insieme a quel bagliore di felicità.
    E arrivano così, gli attimi, nella vita. Se li sommi pensi di ottenere l'equazione perfetta dell'esistenza.
    Ma il calcolo è troppo breve, i numeri scompaiono, si perdono, sfuggono.
    Ho un cassetto pieno di attimi, nascosti nell'armadio, ho paura ad aprirlo, scapperebbero via,
    così come sono arrivati. In un attimo, appunto.
    E cosa me ne faccio io di tutti questi attimi?
    Non sono ricordi, non c'è stato nemmeno il tempo
    per imprimerseli bene nella memoria.
    Hanno lasciato quel non so chè, di sapore, di elettricità.
    L'aria tesa e stretta in una morsa, preannucia la tempesta.
    Colleziono attimi, per risolvere quella famosa equazione.
    Ci sono tante incognite, ma chissà perché, durante quegli attimi, mi passa tutto di mente.
    E mi dico che alla fine ne è valsa la pena per un attimo di aver vissuto, scordandomi tutto quello
    che avevo imparato fino a quel momento, scordandomi il mio nome, la mia forma.
    In questo tempo che fugge, che corre via, gli attimi sono ciò che di più prezioso possediamo.
    Li teniamo stretti quanto basta per non pentircene.
    E il resto, sarà l'attimo successivo che lo deciderà.
    Non ci sono sicurezze, non ci sono approdi.
    Ci sono gli attimi, quelli si che puoi conoscerli, e dimenticarli, e ricordarli di nuovo.
    Perché nel tempo che ti resta, nell'intervallo tra un attimo e l'altro,
    puoi fermarti a riassemblare tutti quelli che hai vissuto.
    E se non ci riesci, non abbatterti.
    Cavalca l'attimo successivo, prima che fugga via, lasciandoti senza la tua occasione.
     
     
     
     
     

    Oh, ecco!

     
    Sì sono immatura.
    Sono immatura perché rido per ogni stupidaggine.
    Sono immatura perché ho un linguaggio tutto mio.
    Sono immatura perché credo che con uno sguardo si capiscano tante cose.
    Sono immatura perché mi fido ciecamente delle persone.
    Sono immatura perché parlo spesso di ragazzi e problemi di cuore.
    Sono immatura perché adoro 'Sex And The City' e i Tre Allegri Ragazzi Morti.
    Sono immatura perché il mio cervello pensa solo attraverso gruppi di Facebook.
    Sono immatura perché spreco un sacco di acqua quando mi faccio la doccia.
    Sono immatura perché non riesco a star ferma.
    Sono immatura perché credo che non ci sia bisogno di un'associazione Arcigay.
    Sono immatura perché non faccio altro che ripetere di essere immatura.
    Ecco.
     
     

    dopo la frittata,la nuova teoria sull'amore.

     
     
     
    L'amore è l'errore più dolce del mondo
    errare è umano,
    dunque anche amare lo è.
    Nonostante tutto.

    piccolo intervento autunnale, come è tradizione

     
     
    Senza tante metafore o mezzi termini.
    Tiriamo un po' le somme.
    Un'altra estate è passata così.
    L'esatete del mio grande amore...
    Un'estate diversa, sofferta...
    L'estate che non mi ricordavo come si vivesse così intensamente.
     
    Ma è passata.
    Con le serate al Covo, San Martino, l'argine, i festini, il fumo.
    Il Fumo si è diradato. L'incendio si è spento e l'estate è finita.
    è rimasta cenere, braceri ardenti e ricordi..
    bellissimi ricordi...
     
    L'autunno mi è letteralmente piovuto addosso,
    un bell'acquazzone freddo e improvviso...
    e mi ha raffreddata...
    In modo che possa scaldarmi ancora, quest'inverno...
    Riscaldarmi tra braccia amiche, e non alla tenue luce del passato.
     
     
     
    "E grazie, mio autunno... ascolterò volare le tue foglie intorno al mio viso,
    le tratterrò per un'istante, il sapore di un morso sulla pelle, che sai che non fa male.
    E le lascerò andar via..
    Per poi ritornare di nuovo...
     
    Autunno...
    Un'altro sipario di colori si chiude sulla nostra estate."
     
     
     
     
     
    ...Era bello cadere d'autunno sopra le foglie come le foglie...
     
     
     
     
     
     

    Com'era?

     
    Il Mondo Prima...
    non me lo ricordo
    Il Mondo Prima...
      qualcosa che mancava
    Il Mondo Prima...
       pieno di risate, luci, maschere
    Il Mondo Prima...
         non sapevo cosa fossero le lacrime
    Il Mondo Prima...
           sempre in movimento
    Il Mondo Prima...
              bicchiere mezzo vuoto
    Il Mondo Prima...
                 il cielo e la terra dello stesso colore
    Il Mondo Prima...
                    non c'erano punture sul cuore
    Il Mondo Prima...
                       dormivo
    Il Mondo Prima...
                          l'amore
    Il Mondo Prima...
                             insegnava ed io ascoltavo la lezione
    Il Mondo Prima...
                               non facevo rumore
    Il Mondo Prima...
                                  mi capiva forse... e io capivo lui
    Il Mondo Prima...
                                    così diverso
    Il Mondo Prima...
                                      le stelle non le avevo mai viste, erano solo dei punti lassù
    Il Mondo Prima...
                                        passava, facevamo conocenza e
                                         non voleva andarsene via
    Il Mondo Prima...
                                           un bacio, cos'era? solo un bacio
    Il Mondo Prima...
                                              semplicemente senza di te.
     
     
     
    tornerà ad essere così?
    Il Mondo Prima
    che arrivassi te?

    Articolo 31

     Ti amo o ti ammazzo?
     
    Ho urlato così tanto che mi scoppia la testa e quindi te ne sei andata subito
    mi esce un po’ di sangue dalla mano destra c’è il segno lì sul muro pensa te che stupido
     
    o ti amo o ti ammazzo
    pioggia che annega ma rinfresca sei una chicca che mi fotte la testa
    o ti amo o ti ammazzo il tuo ragazzo è pazzo
    o parliamoci pestiamoci scegli uno
    o ti amo o ti ammazzo
    ti amo ti ammazzo
    comunque qua in mezzo non capisco più

    un calcio al muro sbatti la porta via dai miei pensieri
    butto la borsa dalla finestra come zarri veri
    grida grida fino che un ghisa chiama i carabinieri
    non sei la stessa tipa con cui ho dormito ieri
    cos'hai sei annoiata hai la luna girata
    io inizio giornata non voglio nessuna menata
    femmina fino in fondo tu hai il problema io sono lo stronzo
    mi dico che non ti ho dentro mento e penso
     
     
    o ti amo o ti ammazzo
    pioggia che annega ma rinfresca sei una chicca che mi fotte la testa
    o ti amo o ti ammazzo il tuo ragazzo è pazzo
    parliamoci pestiamoci scegli uno
    o ti amo o ti ammazzo
    pioggia che annega ma rinfresca sei una chicca che mi fotte la testa
    o ti amo o ti ammazzo il tuo ragazzo è pazzo
    non sa più quello che fa ma tu
    la mia preferita per sempre resterai però mia amica non lo saresti mai
    noi non vogliamo saluti o auguri un altro numero in rubrica noi vogliamo la carne le labbra
    poi sento le chiavi nella serratura e mi rassegno al fatto che io in questa vita
     
     
    o ti amo o ti ammazzo
    pioggia che annega ma rinfresca sei una chicca che mi fotte la testa
    o ti amo o ti ammazzo il tuo ragazzo è pazzo
    parliamoci pestiamoci scegli uno
    o ti amo o ti ammazzo
    pioggia che annega ma rinfresca sei una chicca che mi fotte la testa
    o ti amo o ti ammazzo il tuo ragazzo è pazzo
    ti amo ti ammazzo
    ti amo ti ammazzo
    comunque qua in mezzo non capisco più
    perché non è finita ancora
    non è finita

     
     
     
    Non esiste canzone più adatta per descrivere i miei sentimenti in questo momento.
    scegli, o sarò costretta ad ucciderti.
    Chissà se ne avrei il coraggio.
     

    Ardeur <3

     
     
                       "Sottrarsi alla Passione
    o abbandonarsi ciecamente
    ad essa?
    Quale atteggiamento è il più
    distruttivo?"
     
     
     
     
     
     
     
     
    Intensa, incontrollabile.. Passione è un frutto che sai di non poter assaggiare... Ma quando chiudi gli occhi ne senti l'inconfondibile sapore sulle labbra, profumo inebriante... Musica, le corde tese di un violino impazzito, musica che danza sulla pelle, scivola via in un volo di seta... Nero velluto su cui addormentarsi e sapere di non volersi svegliare per nulla al mondo da un sogno così.
    Un pianoforte suona nella penombra di una vecchia soffitta... Senti le note leggere?
    Dalla finestra aperta la luna si vede appena, coperta dalle nuvole... Ma quando appare il sereno le stelle volteggiano... Entrano nella stanza, fate ballerine che poggiano leggere i piedini sui tasti d'avorio, e suonano, suonano senza tregua.
    Mi immagino fata, così piccola gioco a nascondino tra i tasti, divento musica, divento Passione.
    Ma il giorno arriva troppo in fretta e non posso più giocare.
    Il risveglio, sul morbido velluto...
    In mano un frutto... Sacrificato per chissà quale vampiro, un morso profondo lo attraversa, ma ormai è già tardi per fermarsi a pensare...
    Piangere... E pensare. Hanno la stessa iniziale.
    Significa che pensare fa piangere? O viceversa?
     
    Passione è la risposta?
    Non è una risposta, non c'è nessuna domanda.
    E allora piangerò, riderò, griderò fino a perdere fiato e veder scappare anche la più piccola briciola di anima...
    E non mi porrò domande.
     
    Passione...
     
     
     
     
    Il Mondo Prima che
    arrivassi
    TE.
     
     

    Le note che ritornano...

     
     
     
     
     
     
    Qualche Splendido Giorno
    Modena City Ramblers
     
    Il faro tagliava la notte, un filo d'acqua bagnava la strada.
    Camminavano insieme in direzione del ponte. Da un portone una tromba suonava.
    Lei guardava in basso le scarpe, tra cicche spente, giornali e lattine.
    Lui fischiava un vecchio blues
    e pensava ad una cosa qualunque da dire.

    Ma non piangere per me, non piangere per me.
    Perché presto o tardi sai sarò di nuovo qui intorno.
    Ma non piangere per me, non piangere per me.
    Ci troveremo ancora sai, in qualche splendido giorno.

    Una vecchia indiana vestita di giallo li osservava seduta a un balcone.
    Lei sorrise appena e gettò una moneta al mendicante dal cappello marrone.
    Lui marcava i passi come Jimmy Dean, masticando una frase d'addio.
    "Ogni cosa è già fatta, ogni cosa è già detta,
    quando vedi che il racconto è finito."

    Ma non piangere per me, non piangere per me.
    Perché presto o tardi sai sarò di nuovo qui intorno.
    Ma non piangere per me, non piangere per me.
    Ci troveremo ancora sai, in qualche splendido giorno.

    Il marciapiede era grigio e deserto, nella notte un lampione brillava.
    Lui la strinse forte al suo fianco, mentre lontano un cane abbaiava.
    "Era tutto scritto da sempre sai. Era racchiuso nel mazzo di carte.
    Che la donna rossa si incontra col fante,
    ma alla fine il giro riparte."

    Ma non piangere per me, non piangere per me.
    Perché presto o tardi sai sarò di nuovo qui intorno.
    Ma non piangere per me, non piangere per me.
    Ci troveremo ancora sai, in qualche splendido giorno.
     
     
    Lei gli disse: "Che il viaggio sia buono."
    Lui rispose soltanto: "Lo sarà."

     
            
     
     
    Buon Viaggio Caro... Mi mancherai...
                                                                                                                 Giadì

    'sti cazzi!

     
     
     
    Ci sono dei momenti in cui...
     
    <<MA CHE CAZZO CI STO A FARE
    QUI?>>
     
     
    e le alternative sono due... due
     
     
     
    <<PARTIRE
    FUGGIRE
    SPARIRE>>
     
     
     
    oppure...
     
     
     
    <<DISTRUGGERE...
    VOLEVO DISTRUGGERE
    QUALCOSA DI BELLO
    LA SUA VITA
    LA SUA FELICITA'
    PER IL MIO
    EGOISMO>>
     
    ....
     
    per un soffio di gioia
    che duri più
    di un attimo di beatitudine...
     
     
    una vita fatta di attimi
    non è un'attimo che dura una vita
    e me ne sbatto!
    me ne sbatto di tutto!
     
     
     
    e nell'attesa della distruzione mi accendo una sigaretta...
    e poi un'altra...
    e un'altra...
    e un'altra....
    e ti guardo...
    ti guardo andar via forse per sempre... forse chissà...
    perché?
    vi siete mai chiesti il perché?
    perché stare lì fermi a guardare qualcosa che forse se ne andrà?
    tutto passa.. tutto acquista un'altra forma...
     
     
     
    "everything is evolving...
    everythig is
    falling apart..."
     
     
    << -RIUSCIREMO MAI AD ESSERE FELICI?"
    -NON LO SO...
    HO PAURA
     -IO LA FELICITA' LA CONOSCO
    E NON C'E' NIENTE DI MEGLIO AL MONDO
    ...
    -GIA'
    è PROPRIO QUESTO
    CHE MI FA PAURA... >>
     
     
     
     
     
    ...
     
     
     
     
     
     
    ...e l'animale che mi porto dentro
    non mi fa vivere felice mai
    si prende tutto
    anche il caffè
    mi rende schiavo delle mie passioni
    e non si arrende mai
    e non sa attendere
    e l'animale che mi porto dentro vuole
    te

     

     
     
     
     
     
     

    The Lizard King*

     
     
     
    «Ci sono il noto e l'ignoto, e in mezzo ci sono le porte»
     
    The Doors*
     
    *James Douglas Morrison
     
     
     
     
    3 luglio 1971- Paris
     
     
     
     

    Un tuffo dove l'aqua è più blu...

     
    Cammino sulla spiaggia sterminata. Sabbia chiara e luccicante sotto il sole a perdita d'occhio. Bianca nelle mie mani, nera sotto i miei piedi scalzi, bruciati dal calore di ogni piccolo granello.  La clessidra della vita gioca con le dita dei miei piedi, i sassolini mi fanno il solletico, le conchiglie graffiano la pelle, impazienti. La sabbia mi guida verso il mare, più scura e pesante man mano che mi avvicino al bagnasciuga. Affondo lentamente e mi lascio trascinare dalle onde che mi vengono incontro, veli sottili mi sfiorano danzando al ritmo di una musica, sempre la stessa, conosciuta da sempre. Lo guardo, il mare. Il sole di mezzogiorno, anche lui lo osserva dall'alto, sembra tenerlo d'occhio senza farsi vedere, ma lo trattiene calmo e fermo con il suo calore.
    Entro nell'acqua. Chiara, luminosa, azzurra e verde di cielo. Vorrei fermare il tempo per ascoltare solo il leggero fischio del vento come una bussola che mi indichi la direzione in mezzo al deserto.  Ma non riesco a trattenere il mio corpo, le mie membra, il mio istinto, che urlano una sola parola. Tuffo.
    Mi tuffo all'improvviso senza pensarci sù.
    E mi perdo. Non sento più niente. Mi specchio sul fondo scrutando i giochi di luce sulla superficie, così vicini, ad un palmo dal naso. Ma non oso toccare. Non posso infrangere la linea sottile che mi nasconde al resto del mondo. Osservo tutto dal fondale e mi spingo sempre più giù...
    Immagini affiorano alla mente come piccoli pesci che balzano a pelo d'acqua. Sono storie, ricordi che si affollano, vita che non ho ancora vissuto.
    Sono troppe. La mia mente non può contenerle tutte, nemmeno il mare può.
    Riemergo a fatica, il respiro pesante e affannato per la folle corsa.
    Voglio dimenticare ciò che ho visto.
    Ricordi.
    Perchè devo ricodare? Perché il mare non se li porta con se? che siano belli o brutti, sono passati, sono volati via come quel gabbiano ormai lontanto, hanno seguito una scia diversa da quella della mia piccola barca.
    Non possono seguirmi fino in capo al mondo. Oppure sì? La risacca li riporta indietro, cullati dal vento, la bassa marea me li mostra, impigliati agli scogli o alle reti dei pescatori. E non sono altro che pesci, agonizzanti.
    Me li mangio i pesci, rigurgito della memoria.
    Siamo fatti per non dimenticare.
    Il mare lo sa.
     
    Un tuffo dove l'acqua è più blu... niente di più...
    Eppur mi son scordato di te...
    Credi davvero?
     

    Baricco

    Preghiera di uno che si è perso, e dunque, a dirla tutta, preghiera per me.
     
    Signore Buon Dio, abbiate pazienza, sono di nuovo io. 
    Dunque, qui le cose vanno bene, chi più chi meno, ci si arrangia, in pratica, si trova poi sempre il modo di cavarsela, voi mi capite, insomma, il problema non è questo.
    Il problema sarebbe un altro, se avete la pazienza di ascoltarmi. Il problema è questa strada, bella strada questa che corre e scorre e soccorre, ma non corre diritta, come potrebbe e nemmeno storta come saprebbe, no. Curiosamente si disfa. 
    Credetemi (per una volta voi credete a me) si disfa. Dovendo riassumere, se ne va un po' di qua, un po' di là, presa da improvvisa libertà. Chissà. 
    Adesso, non per sminuire, ma dovrei spiegarvi questa cosa, che è cosa da uomini, e non è cosa da Dio, di quando la strada che si ha davanti si disfa, si perde, si sgrana, si eclissa, non so se avete presente, ma è 
    facile che non abbiate presente, è una cosa da uomini, in generale, perdersi. Non è roba da Voi. Bisogna che abbiate pazienza e mi lasciate spiegare. Faccenda di un attimo. Innanzitutto non dovete farvi fuorviare dal fatto che, tecnicamente parlando, non si può negarlo, questa strada che corre, scorre, soccorre, sotto le ruote di questa carrozza, effettivamente, volendo attenersi ai fatti, non si disfa affatto.
    Tecnicamente parlando. 
    Continua diritta, senza esitazioni, neanche un timido bivio, niente.
    Diritta come un fuso. Lo vedo da me. Ma il problema, lasciatevelo dire, non sta qui. Non è di questa strada, fatta di terra e polvere e sassi, che stiamo parlando. La strada in questione è un'altra. E corre non fuori, ma dentro. Qui dentro. Non so se avete presente: la mia strada.
    Ne hanno tutti una, lo saprete anche voi, che tra l'altro, non siete estraneo al progetto di questa macchina che siamo, tutti quanti, ognuno a modo suo. Una strada dentro ce l'hanno tutti, cosa che facilita, per lo più, l'incombenza di questo viaggio nostro, e solo raramente, ce lo complica. Adesso è uno dei momenti che lo complica. Volendo riassumere, è quella strada, quella dentro, che si disfa, si è disfatta, benedetta, non c'è più. Succede, credetemi, succede. E non è una cosa piacevole. Io credo che quella vostra trovata del diluvio universale, sia stata in effetti una trovata geniale. Perché a voler trovare un castigo, mi chiedo cosa sia meglio che lasciare un povero cristo da solo in mezzo a quel mare. Neanche una spiaggia. Niente. Uno scoglio. Un relitto derelitto. Neanche quello. Non un segno per capire da che parte andare, per andarci a morire. 
    ... So perfettamente qual è la domanda, è la risposta che mi manca.
    Corre questa carrozza, e io non so dove. Penso alla risposta, e nella mia mente diventa buio. Così questo buio io lo prendo e lo metto nelle vostre mani. E vi chiedo Signore Buon Dio di tenerlo con voi un'ora soltanto, tenervelo in mano quel tanto che basta per scioglierne il nero, per scioglierne il male che fa nella testa, quel buio nel cuore, quel nero, vorreste? Potreste anche solo chinarvi, guardarlo, sorriderne, aprirlo, rubargli una luce e lasciarlo cadere che tanto a trovarlo ci penso poi io, a vedere dov'è. 
    Una cosa da nulla per voi, così grande per me. Mi ascoltate Signore Buon Dio? Non è chiedervi tanto, è solo una preghiera, che è un modo di scrivere il profumo dell'attesa. Scrivete voi dove volete il sentiero che ho perduto. Basta un segno, qualcosa, un graffio leggero sul vetro di questi occhi che guardano senza vedere, io lo vedrò. Scrivete sul mondo una sola parola scritta per me, la leggerò. Sfiorate un istante di questo silenzio, lo sentirò. Non abbiate paura, io non ne ho. E scivoli via questa preghiera con la forza delle parole, oltre la gabbia del mondo, fino a chissà dove.
    Amen.  
    (Alessandro Baricco , Oceano Mare)
     
     

    Estate...

     
     

     
    Ieri sera è passata da me l'Estate. Sì, è arrivata, ha posato la bicicletta accanto alla mia, l'ho fatta salire, si è messa a chiacchierare un po' con i miei, rideva scherzava... Poi mi ha presa per mano, si è precipitata in camera mia, ha spalancato la finestra ed è saltata già sulla terrazza. Si è appollaiata sul davanzale ed è rimasta lì tutta la notte, mentre io la guardavo estasiata e divertita. Pantaloncini corti e maglietta, infradito, capelli al vento, naso all'insù verso quel cielo scuro, quel cielo di periferia che ricopre casa mia, senza stelle, solo tante piccole luci di aerei in volo.
    L'Estate.. quasi una ragazzina impaziente ed esaltata. Mi ricordava vagamente qualcuno.. che però non si sentiva così da molto tempo.
    Ieri sera ho deciso anche io di scavalcare la finestra, dalla parte della terrazza ovviamente, e di sedermi accanto a lei, sul davanzale, a godermi un po' della sua presenza.
    Averla vicino, sentirla così concreta... Mi ha fatto dimenticare per un attimo che la scuola non è ancora finita, che il caldo diventerà pian piano insopportabile. Ho alzato gli occhi e sopra di me ho visto soltanto il cielo. Non c'erano stelle, non c'era la luna. Cielo. L'Estate, il davanzale della terrazza, l'asfalto sotto di me, il cielo sopra ed infine.. c'ero anche io.
    L'Estate ha preso il mio telefono e ha iniziato una lunga conversazione, come non faceva da tempo, immagino. Pazientemente ascoltavo che cosa stesse dicendo. Ma non capivo... Perché non c'era niente da capire. C'era solo quella sensazione di.. spensieratezza, leggerezza... quel sentimento d'estate. Ho rivisto qualcuno che conosco bene, mi sono passate davanti agli occhi le immagini di nottate lontane, discorsi interminabili rivolti alla luna, a quelle stelle che non si vedono, alla cappa insostenibile di caldo, a quell'aereo che attraversa lo stesso cielo del mio interlocutore all'altro capo della cornetta.
    L'Estate mi ha confidato che adora le nottate così... Come darle torto?
     
    è stato semplice, c'è voluto un attimo. Ho compreso tutto in un'istante, fulmineo, spaventoso, meraviglioso al contempo. Poi L'Estate mi ha baciata di sfuggita sulla guancia, un tiepido soffio di vento, mi ha guardata sorridendo e ha spiccato un salto... Chissà... da che parte salterà?
     
    L'Estate mi ha svelato un segreto. No, non è stata lei. Credo di averlo capito da sola. 
    Vi siete mai chiesti che cos'è l'estate?
    Estate è il Cielo, lo stesso cielo che sta sopra la testa calda di ognuno di noi, di ogni insignificante piccolo uomo su questa Terra. ed è così facile. Siamo sotto lo stesso cielo, anche se spesso non ce ne rendiamo conto, lontanissimi, eppure così vicini, il vento ci porta il profumo di chi è lontano, di chi ci manca perché è partito per le vacanze. Ma il vento non percorre traiettorie attraverso chissà quali dimensioni o spazi. Lo spazio è uno, la dimensione è il cielo. Lo stesso identico cielo per tutti. Soffia sui tetti un po' di Lontananza o di Distanza, certo. Ma altrimenti dove sarebbe il bello dell'estate?
     
    Avrei voluto chiedere all'Estate che cosa aveva combinato durante l'inverno. Eppure mi sembrava una domanda stupida. Lei era proprio come la ricordavo, non era cambiata, non era invecchiata. Ero io ad apparirle forse più grande, forse cresciuta, forse diversa? La verità è che l'Estate si prende gioco del tempo, ci si diverte per un po' come una puttana qualunque, lo mastica, lo bacia, lo illude, e poi lo abbandona. Ma io non posso farlo.
    Ieri sera, dopo che l'Estate se n'era andata, sono rimasta lì, al suo posto, sul davanzale. Guardando lontano la scia di un aereo, mi sono sentita strana.
    Era Paura.
    Paura dell'Estate.
    Paura.
    Paura di Me.
     
    Vi capita mai?... 
     

    bhà...

     
     
    Oggi non so proprio che cos'ho... E non credo che quello che sento sia proprio così interessante da essere scritto.. O piuttosto quello che NON sento. Ma non m'importa gran chè, lo scrivo lo stesso.
    Tutto mi sta scivolando addosso come un velo, non lascia traccia. O perlomeno questa è la sensazione che ho.. Mi sembra sempre di non avere alcuno stimolo, di essere sempre piatta, monocromatica, come se quello che mi accadesse alla lunga mi stancasse, non mi toccasse. Eppure sono sempre stata attenta e mi sono sempre lasciata affascinare da ogni piccolo dettaglio, è così che mi è sempre piaciuto vivere. Eppure sono circondata da persone che mi vogliono bene, lo sapete che non ce l'ho con voi, per questo mio piccolo sfogo d'insoddisfazione... Ma non riesco a capire che cosa mi prende delle volte.
    Vivo perché non ho nient'altro di meglio da fare. Ho tutto ciò di cui ho bisogno e niente che mi manchi. O almeno credo. Forse sarebbe meglio avere qualcosa in meno e poter riempire il vuoto invece di avere un'ammasso di roba e non sapere che farsene.
    Vorrei mettere tutto al suo posto e lasciarlo lì dov'è in modo da non badarci più. Oppure il contrario, vorrei avere tutto quell'ammasso di roba tra i piedi e andarci a zig zag. Se solo qualcosa mi urtasse così per caso e mi facesse male! Mi rimanesse un bel bernoccolo in testa e io potessi tornare a sentire quaclosa, anche la più insignificante.
     
    Non ho nemmeno più la voglia di farmi un giro in bicicletta e di fare sempre la stessa monotona strada per casa. Anche Pisa, la mia amata cittadina che non mi è mai andata stretta, con tutti i suoi angolini segreti, sta iniziando a darmi sui nervi. Avrei bisogno di cambiare aria, musica, abitudini.
    Ma tanto lo so che dopo un giorno ne sentirei già la mancanza... O forse no...
    Oggi sono davvero insofferente. Si direi che è la parola adatta.
    E un'altra parola che ormai è la prima che dico appena mi sveglio e un attimo prima di addormentarmi, che si è appiccicata come un parassita ad ogni mio discorso è quel "TRANQUI..." che racchiude tutta questa sensazione. O come volete chiamarla, non sensazione.
    Cazzo! Ma io voglio stare BENE o MALE. Non esiste una via di mezzo. è solo una creazione della monotonia e della convenzionalità. Ma mi ci sono persa...
     
    Mi addormenterò per un po'.. E se mi sveglierò voglio che sia nel modo più doloroso e rumoroso possibile.
     
     
     
    "Un magazzino che contiene
    tante casse alcune nere
    alcune gialle alcune rosse
    dovendo scegliere e studiare le mie mosse
    sono all'impasse"
     

    Running Over The Same Old Ground...

     
     
    ...
    Ho scoperto di saper volare... Ma non è proprio come mi aspettavo.
    Rimango sospesa, così, a mezz'aria su un dirupo. Il vento mi sferza il viso e continua a farmi oscillare, senza tregua, senza posa. Non mi permette di atterrare sulla terra, solida e sicura, mi mantiene sollevata contro ogni mio volere. Eppure sembra così semplice respingere la corrente che mi trascina e saltare finalmente da una parte o dall'altra di quel fosso. Tento in tutti i modi di aggrapparmi al suolo, annaspo, mi dibatto, è come affogare. Ma non ho la forza per spiccare il salto, quel salto verso il basso, verso la terra. E il fossato sotto di me inizia ad allargarsi sempre più, nonostante i miei sforzi, e diventa un'immensa voragine. Dall'alto guardo giù, il fondo buio di quella fossa. Vorrei raggiungerlo per non dover più vedere in superficie le due sponde ormai lontanissime, che non riesco ad afferrare. Nel sottosuolo, in quella tana, sarebbe tutto più semplice, nessuna luce, nessuna visione mi distrarrebbero, nessun desiderio da realizzare. Mi dimenticherei della voragine in cui mi sono calata e vivrei così, ad un passo dal fondo. Forse risalirei pian piano in superficie per vedere com'è il mondo visto a testa in giù.
    Ma nel buio della mia tana penserei soltanto al mio nuovo obiettivo: fare in modo che quella voragine sparisca, che la terra si ricongiunga, diventi di nuovo una cosa sola, una vallata piana e senza pericoli. è molto più semplice che scegliere una delle due parti sulla quale stanziarsi. Non esisterebbero parti e scelte, ma solo terra. Quella terra profumata, umida, scura. Prenderla fra le mani e sporcarsi di vita, di gioia, di sudore. Sapere di aver fatto di tutto per richiudere quel buco.
    E invece fluttuo incessantemente sul ciglio della rupe.
    Quel fossato sta lì, contro ogni qualsiasi legge, ma non certo a causa mia. Io mi ci sono ritrovata sospesa come in un limbo... Forse avrei potuto fare qualcosa per evitare che la voragine si allargasse in questo modo... Ma non è colpa mia... Non può esserlo. La forza degli eventi, agenti del tutto estranei e fuori dal mio controllo sono i responsabili... E adesso tanto vale guardar giù per capire quanto sia profonda la fossa, per sapere quanto durerà la caduta nel vuoto una volta che il vento si sarà stancato di spingermi sull'altalena. Vorrei davvero cadere laggiù, atterrare violentemente sul fondo...
    Se però la voragine si richiudesse io perderei la mia tana, il mio nascondiglio, il mio sottosuolo. Ma forse in quel caso non ne avrei bisogno.
    Continuo a scrutare il fondo per trovare una formula magica, una variante fisica, che possa aiutarmi a manipolare la natura, a mutarla. Da sotto terra il vento mi porta silenzio, e io sto ad ascoltare. Sento dei movimenti provenire dall'oscurità, come ingranaggi che scricchiolano, ruotano, girano lentamente.
    Quando mi abituerò al buio forse riuscirò a trovare la soluzione...
    Spero solo che la voragine mi avverta quando ha intenzione di richiudersi dopo tutto quello che mi ha fatto soffrire.. Non mi andrebbe di perdermi per sempre la luce della superficie...
    Nel frattempo continuo a volare sperando di cadere giù giù giù... Ma non è affatto come mi aspettavo.
     
     
     
     

    Il primo bacio sulla luna...

     
     
    Figlio di Un Re
     
      
     
     

    Che tu sia figlio di un re o capo di stato,
    che tu sia buono come il pane, o brutto e maleducato,
    che tu sia pazzo o normale, gatto oppure cane,
    guardia o ladro, non importa se sei fatto o ubriaco,
    puoi chiamarti dottore, puoi chiamarti scienziato,
    puoi chiamarti ufficiale, puoi chiamarti soldato,
    puoi persino morire:
    comunque l'amore è là dove sei pronto a soffrire,
    lasciando ogni cosa al suo posto
    e partire...
    Anche tu come me...

    Che giri a destra o a sinistra, vero o per finta
    è così: la tua impressione è solo un punto di vista.
    E non importa quale donna sposi o come si chiama,
    ciò che hai fatto in questa vita o in una vita passata,
    puoi chiamarti dottore, puoi chiamarti scienziato,
    puoi cambiare il tuo cognome e usare un nome inventato,
    puoi persino morire:
    comunque l'amore è là dove sei pronto a soffrire,
    lasciando ogni cosa al suo posto e partire...
    Anche tu come me,
    l'amore soltanto l'amore può farti guarire
    Anche tu come me...

    Comunque vada, che tu sia Dolce o Gabbana,
    che tu sia figlio di una guerra Santa giusta o sbagliata,
    non importa se dormi in una villa o per strada,
    che tu sia uomo, donna, frocio, Lucio Dalla o Sinatra,
    puoi chiamarti dottore, puoi chiamarti scienziato,
    puoi chiamarti ufficiale, puoi chiamarti soldato,
    puoi persino morire:
    l'amore soltanto l'amore può farti guarire,
    lasciando ogni cosa al suo posto
    e partire...
    l'amore è là dove sei pronto a morire
    lasciando ogni cosa al suo posto
    e partire...
    e partire...

     

     

    Incontro ravvicinato con...

     
                                                                                      
    Incontro ravvicinato con...
     
    "Vedi... Le stazioni sono così... Gente che va, gente che viene. Ma soprattutto su quei binari ci passa la Vita. Vita che arriva, che parte, Vita che corre, che saluta con la mano, che si abbraccia, Vita che salta sul treno... Vita che vorrebbe finirci sotto... Che si siede ad aspettare su una panchina... Vita che su quella panchina ci trascorre le nottate... Che crede di aver sbagliato binario e si guarda intorno freneticamente, in preda al panico, Vita che impreca per un ritardo... Che oltrepassa la linea gialla... Insomma, ecco come sono, le stazioni. Un giorno la vita ci si ferma per un attimo, si siede, si guarda intorno, fa due chiacchiere, beve un caffè, si fuma la sua sigaretta e poi riparte...
    In stazione ci trovi anche Dio, o Satana, chissà... si sporgono dal finestrino di un vecchio vagone arrugginito e ti invitano a saltar sù. Questo per dire che in stazione può succedere proprio di tutto.
    Eppure, se ci pensi... La stazione in tutto questo andirivieni, in mezzo a tutta questa confusione, che fa? rimane lì, in silenzio, con le sue rotaie ben inchiodate al terreno, i suoi rintocchi, i suoi annunci, le sue luci... resta lì ferma ad osservare. Ed è una delle cose che sa fare meglio.
    Forse... Forse dorme. Tu hai mai visto gli occhi di una stazione? Certo che no! Sono chiusi perché è addormentata. E sogna per giunta.
    La stazione passa la sua esistenza in mezzo ai sogni e ai desideri. Perché si sa, chiunque prenda un treno, alla fine, mica lo prende perché vuole veramente andare da qualche parte. Lo fa perché ha un sogno.
    Dici che non è vero? Io lo so per certo.
    Hai provato a chiedere a quel signore laggiù, ritto nel suo gessato color crema, che stringe la valigetta di pelle chiara, e guarda l'orologio, se ti fa vedere che cos'ha lì dentro? No, no non è scortese... è solo per curiosità. Vedi... Lui, dentro quella valigetta, mica ci tiene i calzini, le mutande, la giacca, i pantaloni, la camicia... Ci tienie i sogni. Per questo la porta tranquillamente, senza sforzo, perché i sogni non hanno peso. Lo stesso puoi provare con quel giovane seduto là per terra, che ascolta la musica ad occhi chiusi, lo zaino appoggiato sulle ginocchia. Ecco, quell'enorme borsone è pieno zeppo di desideri, quelli più belli, più frizzanti, appena accennati.
    Te lo dico io che è così. Anche io, quand'ero giovane, viaggiavo sai? E mi dimenticavo sempre lo spazzolino da denti, magari i calzini di ricambio, ma stai pur certo che i sogni, a casa, nel cassetto della biancheria, non ce li avrei lasciati per niente al mondo. I miei erano sogni da valigia più che da cassetto, non potevo abbandonarli al buio ad ammuffire.
    Dunque credi che con tutte le menti di sognatori che bazzicano da queste parti, la stazione non abbia imparato a sognare anche lei?
    Mi sembra più che giusto.
    E poi... Quando cala la notte e non c'è quasi più nessuno, la stazione apre lentamente gli occhi e libera i suoi desideri. L'hai mai vista una stazione di notte? Non immagini che spettacolo... Si illumina di mille colori, riecheggiano milioni di suoni, e profumi mai sentiti fluttuano nell'aria. E tu rimani lì, stupito ma attento a non farti scappare neanche uno dei suoi preziosi sogni. Poi la mattina ti alzi, soddisfatto, e con le mani in tasca, come se niente fosse, te ne vai con il tuo segreto. Io adesso te lo rivelo, ma tu non dirlo a nessuno mi raccomando.
    Come faccio a sapere tutte queste cose? è semplice. Io ho visto tutto, una notte che ero quaggiù. Anzi... Ho visto molto più di questo.
    Devi sapere che la stazione non ha solo inquilini temporanei, folli pendolari frettolosi, o anziani senzatetto in cerca della loro antica fortuna. No... in stazione vivono degli esseri strani... Che quasi non saprei descriverti...
    Aspetta, vieni con me... Ecco, vedi quel mucchio di rottami e ferrivecchi? Sì, proprio vicino alle rotaie, in mezzo al verde. Quelle strampalate creature si nascondono laggiù durante il giorno. Certo non puoi vederli... Mica sono fatti di carne... Sono delle ombre, si insinuano dappertutto, si proiettano sui muri più scuri in modo da non farsi scoprire... E mangiano.
    Ovvio che le ombre si nutrono, che domande! Di che cosa, dici?
    Non mangiano di certo panini e pastasciutte, quello no. Divorano i sogni. Li inghiottiscono in un solo grosso boccone e si riempiono il ventre nero. Rubano i sogni degli ignari viaggiatori, glieli portano via quando meno se lo aspettano, mentre dormono o sonnecchiano, lievemente appoggiati al finestrino del vagone di una locomotiva in sosta, con tanto di bocca aperta e occhiali che cadono giù dal naso. Li rapiscono in un attimo, tanto che le vittime neanche se ne accorgono, hanno solo la sensazione di essere state accarezzate da una mano invisibile, sfiorate dalla coda di un gatto che guardigno ha spiccato un balzo all'interno del vagone. Ma quando scendono dal treno sono nei guai. Non riescono più a ricordarsi dove si trovano e perchè. Diventano talmente scuri e un vuoto atroce prende il posto dei loro occhi... Che quasi non sono più esseri umani. Alla fine si ritrovano a vagare per giorni, prigionieri in stazione, costretti a nascondersi dalla luce e dagli sguardi indiscreti dei passanti... E si trasformano pian piano in ombre divoratrici di speranze.
    Puoi anche non credere a queste storie... Io ti assicuro che è la verità. Ma non devi avere paura. Non tutti diventano quelle fameliche creature. Alcuni, la maggior parte, una volta scesi dal treno... Crescono tutto d'un tratto. I sogni? roba da poppanti e donnicciole. Loro sono uomini realisti e risoluti... Mica si perdono in tali sciocchezze.
    Ma la stazione sa che non è così. I desideri dei viaggiatori vivono ancora da qualche parte, nascosti al di là di quell'orrenda linea gialla, custoditi all'interno delle sue viscere. E può capitare che qualcuno, di notte, per caso, incontri un suo vecchio sogno dimenticato, un'ombra stampata su di un muro scalcinato, proiettata da un bianco lampione. E si riconoscono subito sai? Sanno di appartenersi, di essere l'uno destinato all'altra, come se avessero fatto la scommessa di ritrovarsi proprio a quell'ora, nello stesso  posto dove si erano lasciati, tanto per vedere chi sarebbe arrivato prima all'appuntamento. Allora si prendono a braccetto, e insieme, come due vecchi amici che non si sono mai detti addio, si dirigono proprio qui, e si siedono su questa panchina.
    E cosa fanno?
    è Naturale... Aspettano che passi il treno.
    Ah... Eccolo... Giusto in tempo... Questo deve essere il nostro..."
     
     
     
     

    Montale

     

    L'ANGELO NERO

    Di Eugenio Montale

    O grande angelo nero
    fuligginoso riparami
    sotto le tue ali,
    che io possa sorradere
    i pettini dei pruni, le luminarie dei forni
    e inginocchiarmi
    sui tizzi spenti se mai
    vi resti qualche frangia
    delle tue penne


    o piccolo angelo buio,
    non celestiale né umano,
    angelo che traspari
    trascolorante difforme
    e multiforme, eguale
    e ineguale nel rapido lampeggio
    della tua incomprensibile fabulazione


    o angelo nero disvèlati
    ma non uccidermi col tuo fulgore,
    non dissipare la nebbia che ti aureola,
    stàmpati nel mio pensiero
    perchè non c’è occhio che resista ai fari,
    angelo di carbone che ti ripari
    dentro lo scialle della caldarrostaia


    grande angelo d’ebano
    angelo fosco
    o bianco, stanco di errare
    se ti prendessi un’ala e la sentissi
    scricchiolare
    non potrei riconoscerti come faccio
    nel sonno, nella veglia, nel mattino
    perchè tra il vero e il falso non una cruna
    può trattenere il bipede o il cammello,
    e il bruciaticcio, il grumo
    che resta sui polpastrelli
    è meno dello spolvero
    dell’ultima tua piuma, grande angelo
    di cenere e di fumo, miniangelo
    spazzacamino.

     
     
     

     
     

    sensazioni strane...inaspettate...


     
    She's Lost Control
     
    Confusion in her eyes that says it all.
    She's lost control.
    And she's clinging to the nearest passer by,
    She's lost control.
    And she gave away the secrets of her past,
    And said I've lost control again,
    And a voice that told her when and where to act,
    She said I've lost control again.

    And she turned to me and took me by the hand and said,
    I've lost control again.
    And how I'll never know just why or understand,
    She said I've lost control again.
    And she screamed out kicking on her side and said,
    I've lost control again.
    And seized up on the floor, I thought she'd die.
    She said I've lost control.
    She's lost control again.
    She's lost control.
    She's lost control again.
    She's lost control.

    Well I had to 'phone her friend to state my case,
    And say she's lost control again.
    And she showed up all the errors and mistakes,
    And said I've lost control again.
    But she expressed herself in many different ways,
    Until she lost control again.
    And walked upon the edge of no escape,
    And laughed I've lost control.
    She's lost control again.
    She's lost control.
    She's lost control again.
    She's lost control.
     
     
    Joy Division