W. 的个人资料*Alice's Psychedelic Bre...照片日志列表更多 ![]() | 帮助 |
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Estate...Ieri sera è passata da me l'Estate. Sì, è arrivata, ha posato la bicicletta accanto alla mia, l'ho fatta salire, si è messa a chiacchierare un po' con i miei, rideva scherzava... Poi mi ha presa per mano, si è precipitata in camera mia, ha spalancato la finestra ed è saltata già sulla terrazza. Si è appollaiata sul davanzale ed è rimasta lì tutta la notte, mentre io la guardavo estasiata e divertita. Pantaloncini corti e maglietta, infradito, capelli al vento, naso all'insù verso quel cielo scuro, quel cielo di periferia che ricopre casa mia, senza stelle, solo tante piccole luci di aerei in volo.
L'Estate.. quasi una ragazzina impaziente ed esaltata. Mi ricordava vagamente qualcuno.. che però non si sentiva così da molto tempo.
Ieri sera ho deciso anche io di scavalcare la finestra, dalla parte della terrazza ovviamente, e di sedermi accanto a lei, sul davanzale, a godermi un po' della sua presenza.
Averla vicino, sentirla così concreta... Mi ha fatto dimenticare per un attimo che la scuola non è ancora finita, che il caldo diventerà pian piano insopportabile. Ho alzato gli occhi e sopra di me ho visto soltanto il cielo. Non c'erano stelle, non c'era la luna. Cielo. L'Estate, il davanzale della terrazza, l'asfalto sotto di me, il cielo sopra ed infine.. c'ero anche io.
L'Estate ha preso il mio telefono e ha iniziato una lunga conversazione, come non faceva da tempo, immagino. Pazientemente ascoltavo che cosa stesse dicendo. Ma non capivo... Perché non c'era niente da capire. C'era solo quella sensazione di.. spensieratezza, leggerezza... quel sentimento d'estate. Ho rivisto qualcuno che conosco bene, mi sono passate davanti agli occhi le immagini di nottate lontane, discorsi interminabili rivolti alla luna, a quelle stelle che non si vedono, alla cappa insostenibile di caldo, a quell'aereo che attraversa lo stesso cielo del mio interlocutore all'altro capo della cornetta.
L'Estate mi ha confidato che adora le nottate così... Come darle torto?
è stato semplice, c'è voluto un attimo. Ho compreso tutto in un'istante, fulmineo, spaventoso, meraviglioso al contempo. Poi L'Estate mi ha baciata di sfuggita sulla guancia, un tiepido soffio di vento, mi ha guardata sorridendo e ha spiccato un salto... Chissà... da che parte salterà?
L'Estate mi ha svelato un segreto. No, non è stata lei. Credo di averlo capito da sola.
Vi siete mai chiesti che cos'è l'estate?
Estate è il Cielo, lo stesso cielo che sta sopra la testa calda di ognuno di noi, di ogni insignificante piccolo uomo su questa Terra. ed è così facile. Siamo sotto lo stesso cielo, anche se spesso non ce ne rendiamo conto, lontanissimi, eppure così vicini, il vento ci porta il profumo di chi è lontano, di chi ci manca perché è partito per le vacanze. Ma il vento non percorre traiettorie attraverso chissà quali dimensioni o spazi. Lo spazio è uno, la dimensione è il cielo. Lo stesso identico cielo per tutti. Soffia sui tetti un po' di Lontananza o di Distanza, certo. Ma altrimenti dove sarebbe il bello dell'estate?
Avrei voluto chiedere all'Estate che cosa aveva combinato durante l'inverno. Eppure mi sembrava una domanda stupida. Lei era proprio come la ricordavo, non era cambiata, non era invecchiata. Ero io ad apparirle forse più grande, forse cresciuta, forse diversa? La verità è che l'Estate si prende gioco del tempo, ci si diverte per un po' come una puttana qualunque, lo mastica, lo bacia, lo illude, e poi lo abbandona. Ma io non posso farlo.
Ieri sera, dopo che l'Estate se n'era andata, sono rimasta lì, al suo posto, sul davanzale. Guardando lontano la scia di un aereo, mi sono sentita strana.
Era Paura.
Paura dell'Estate.
Paura.
Paura di Me.
Vi capita mai?...
bhà...Oggi non so proprio che cos'ho... E non credo che quello che sento sia proprio così interessante da essere scritto.. O piuttosto quello che NON sento. Ma non m'importa gran chè, lo scrivo lo stesso.
Tutto mi sta scivolando addosso come un velo, non lascia traccia. O perlomeno questa è la sensazione che ho.. Mi sembra sempre di non avere alcuno stimolo, di essere sempre piatta, monocromatica, come se quello che mi accadesse alla lunga mi stancasse, non mi toccasse. Eppure sono sempre stata attenta e mi sono sempre lasciata affascinare da ogni piccolo dettaglio, è così che mi è sempre piaciuto vivere. Eppure sono circondata da persone che mi vogliono bene, lo sapete che non ce l'ho con voi, per questo mio piccolo sfogo d'insoddisfazione... Ma non riesco a capire che cosa mi prende delle volte.
Vivo perché non ho nient'altro di meglio da fare. Ho tutto ciò di cui ho bisogno e niente che mi manchi. O almeno credo. Forse sarebbe meglio avere qualcosa in meno e poter riempire il vuoto invece di avere un'ammasso di roba e non sapere che farsene.
Vorrei mettere tutto al suo posto e lasciarlo lì dov'è in modo da non badarci più. Oppure il contrario, vorrei avere tutto quell'ammasso di roba tra i piedi e andarci a zig zag. Se solo qualcosa mi urtasse così per caso e mi facesse male! Mi rimanesse un bel bernoccolo in testa e io potessi tornare a sentire quaclosa, anche la più insignificante.
Non ho nemmeno più la voglia di farmi un giro in bicicletta e di fare sempre la stessa monotona strada per casa. Anche Pisa, la mia amata cittadina che non mi è mai andata stretta, con tutti i suoi angolini segreti, sta iniziando a darmi sui nervi. Avrei bisogno di cambiare aria, musica, abitudini.
Ma tanto lo so che dopo un giorno ne sentirei già la mancanza... O forse no...
Oggi sono davvero insofferente. Si direi che è la parola adatta.
E un'altra parola che ormai è la prima che dico appena mi sveglio e un attimo prima di addormentarmi, che si è appiccicata come un parassita ad ogni mio discorso è quel "TRANQUI..." che racchiude tutta questa sensazione. O come volete chiamarla, non sensazione.
Cazzo! Ma io voglio stare BENE o MALE. Non esiste una via di mezzo. è solo una creazione della monotonia e della convenzionalità. Ma mi ci sono persa...
Mi addormenterò per un po'.. E se mi sveglierò voglio che sia nel modo più doloroso e rumoroso possibile.
"Un magazzino che contiene
tante casse alcune nere
alcune gialle alcune rosse
dovendo scegliere e studiare le mie mosse
sono all'impasse"
Running Over The Same Old Ground......
Ho scoperto di saper volare... Ma non è proprio come mi aspettavo.
Rimango sospesa, così, a mezz'aria su un dirupo. Il vento mi sferza il viso e continua a farmi oscillare, senza tregua, senza posa. Non mi permette di atterrare sulla terra, solida e sicura, mi mantiene sollevata contro ogni mio volere. Eppure sembra così semplice respingere la corrente che mi trascina e saltare finalmente da una parte o dall'altra di quel fosso. Tento in tutti i modi di aggrapparmi al suolo, annaspo, mi dibatto, è come affogare. Ma non ho la forza per spiccare il salto, quel salto verso il basso, verso la terra. E il fossato sotto di me inizia ad allargarsi sempre più, nonostante i miei sforzi, e diventa un'immensa voragine. Dall'alto guardo giù, il fondo buio di quella fossa. Vorrei raggiungerlo per non dover più vedere in superficie le due sponde ormai lontanissime, che non riesco ad afferrare. Nel sottosuolo, in quella tana, sarebbe tutto più semplice, nessuna luce, nessuna visione mi distrarrebbero, nessun desiderio da realizzare. Mi dimenticherei della voragine in cui mi sono calata e vivrei così, ad un passo dal fondo. Forse risalirei pian piano in superficie per vedere com'è il mondo visto a testa in giù.
Ma nel buio della mia tana penserei soltanto al mio nuovo obiettivo: fare in modo che quella voragine sparisca, che la terra si ricongiunga, diventi di nuovo una cosa sola, una vallata piana e senza pericoli. è molto più semplice che scegliere una delle due parti sulla quale stanziarsi. Non esisterebbero parti e scelte, ma solo terra. Quella terra profumata, umida, scura. Prenderla fra le mani e sporcarsi di vita, di gioia, di sudore. Sapere di aver fatto di tutto per richiudere quel buco.
E invece fluttuo incessantemente sul ciglio della rupe.
Quel fossato sta lì, contro ogni qualsiasi legge, ma non certo a causa mia. Io mi ci sono ritrovata sospesa come in un limbo... Forse avrei potuto fare qualcosa per evitare che la voragine si allargasse in questo modo... Ma non è colpa mia... Non può esserlo. La forza degli eventi, agenti del tutto estranei e fuori dal mio controllo sono i responsabili... E adesso tanto vale guardar giù per capire quanto sia profonda la fossa, per sapere quanto durerà la caduta nel vuoto una volta che il vento si sarà stancato di spingermi sull'altalena. Vorrei davvero cadere laggiù, atterrare violentemente sul fondo...
Se però la voragine si richiudesse io perderei la mia tana, il mio nascondiglio, il mio sottosuolo. Ma forse in quel caso non ne avrei bisogno.
Continuo a scrutare il fondo per trovare una formula magica, una variante fisica, che possa aiutarmi a manipolare la natura, a mutarla. Da sotto terra il vento mi porta silenzio, e io sto ad ascoltare. Sento dei movimenti provenire dall'oscurità, come ingranaggi che scricchiolano, ruotano, girano lentamente.
Quando mi abituerò al buio forse riuscirò a trovare la soluzione...
Spero solo che la voragine mi avverta quando ha intenzione di richiudersi dopo tutto quello che mi ha fatto soffrire.. Non mi andrebbe di perdermi per sempre la luce della superficie...
Nel frattempo continuo a volare sperando di cadere giù giù giù... Ma non è affatto come mi aspettavo.
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