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Il primo bacio sulla luna...Figlio di Un Re
Che tu sia figlio di un re o capo di stato,
Incontro ravvicinato con...Incontro ravvicinato con...
"Vedi... Le stazioni sono così... Gente che va, gente che viene. Ma soprattutto su quei binari ci passa la Vita. Vita che arriva, che parte, Vita che corre, che saluta con la mano, che si abbraccia, Vita che salta sul treno... Vita che vorrebbe finirci sotto... Che si siede ad aspettare su una panchina... Vita che su quella panchina ci trascorre le nottate... Che crede di aver sbagliato binario e si guarda intorno freneticamente, in preda al panico, Vita che impreca per un ritardo... Che oltrepassa la linea gialla... Insomma, ecco come sono, le stazioni. Un giorno la vita ci si ferma per un attimo, si siede, si guarda intorno, fa due chiacchiere, beve un caffè, si fuma la sua sigaretta e poi riparte...
In stazione ci trovi anche Dio, o Satana, chissà... si sporgono dal finestrino di un vecchio vagone arrugginito e ti invitano a saltar sù. Questo per dire che in stazione può succedere proprio di tutto.
Eppure, se ci pensi... La stazione in tutto questo andirivieni, in mezzo a tutta questa confusione, che fa? rimane lì, in silenzio, con le sue rotaie ben inchiodate al terreno, i suoi rintocchi, i suoi annunci, le sue luci... resta lì ferma ad osservare. Ed è una delle cose che sa fare meglio.
Forse... Forse dorme. Tu hai mai visto gli occhi di una stazione? Certo che no! Sono chiusi perché è addormentata. E sogna per giunta.
La stazione passa la sua esistenza in mezzo ai sogni e ai desideri. Perché si sa, chiunque prenda un treno, alla fine, mica lo prende perché vuole veramente andare da qualche parte. Lo fa perché ha un sogno.
Dici che non è vero? Io lo so per certo.
Hai provato a chiedere a quel signore laggiù, ritto nel suo gessato color crema, che stringe la valigetta di pelle chiara, e guarda l'orologio, se ti fa vedere che cos'ha lì dentro? No, no non è scortese... è solo per curiosità. Vedi... Lui, dentro quella valigetta, mica ci tiene i calzini, le mutande, la giacca, i pantaloni, la camicia... Ci tienie i sogni. Per questo la porta tranquillamente, senza sforzo, perché i sogni non hanno peso. Lo stesso puoi provare con quel giovane seduto là per terra, che ascolta la musica ad occhi chiusi, lo zaino appoggiato sulle ginocchia. Ecco, quell'enorme borsone è pieno zeppo di desideri, quelli più belli, più frizzanti, appena accennati.
Te lo dico io che è così. Anche io, quand'ero giovane, viaggiavo sai? E mi dimenticavo sempre lo spazzolino da denti, magari i calzini di ricambio, ma stai pur certo che i sogni, a casa, nel cassetto della biancheria, non ce li avrei lasciati per niente al mondo. I miei erano sogni da valigia più che da cassetto, non potevo abbandonarli al buio ad ammuffire.
Dunque credi che con tutte le menti di sognatori che bazzicano da queste parti, la stazione non abbia imparato a sognare anche lei?
Mi sembra più che giusto.
E poi... Quando cala la notte e non c'è quasi più nessuno, la stazione apre lentamente gli occhi e libera i suoi desideri. L'hai mai vista una stazione di notte? Non immagini che spettacolo... Si illumina di mille colori, riecheggiano milioni di suoni, e profumi mai sentiti fluttuano nell'aria. E tu rimani lì, stupito ma attento a non farti scappare neanche uno dei suoi preziosi sogni. Poi la mattina ti alzi, soddisfatto, e con le mani in tasca, come se niente fosse, te ne vai con il tuo segreto. Io adesso te lo rivelo, ma tu non dirlo a nessuno mi raccomando.
Come faccio a sapere tutte queste cose? è semplice. Io ho visto tutto, una notte che ero quaggiù. Anzi... Ho visto molto più di questo.
Devi sapere che la stazione non ha solo inquilini temporanei, folli pendolari frettolosi, o anziani senzatetto in cerca della loro antica fortuna. No... in stazione vivono degli esseri strani... Che quasi non saprei descriverti...
Aspetta, vieni con me... Ecco, vedi quel mucchio di rottami e ferrivecchi? Sì, proprio vicino alle rotaie, in mezzo al verde. Quelle strampalate creature si nascondono laggiù durante il giorno. Certo non puoi vederli... Mica sono fatti di carne... Sono delle ombre, si insinuano dappertutto, si proiettano sui muri più scuri in modo da non farsi scoprire... E mangiano.
Ovvio che le ombre si nutrono, che domande! Di che cosa, dici?
Non mangiano di certo panini e pastasciutte, quello no. Divorano i sogni. Li inghiottiscono in un solo grosso boccone e si riempiono il ventre nero. Rubano i sogni degli ignari viaggiatori, glieli portano via quando meno se lo aspettano, mentre dormono o sonnecchiano, lievemente appoggiati al finestrino del vagone di una locomotiva in sosta, con tanto di bocca aperta e occhiali che cadono giù dal naso. Li rapiscono in un attimo, tanto che le vittime neanche se ne accorgono, hanno solo la sensazione di essere state accarezzate da una mano invisibile, sfiorate dalla coda di un gatto che guardigno ha spiccato un balzo all'interno del vagone. Ma quando scendono dal treno sono nei guai. Non riescono più a ricordarsi dove si trovano e perchè. Diventano talmente scuri e un vuoto atroce prende il posto dei loro occhi... Che quasi non sono più esseri umani. Alla fine si ritrovano a vagare per giorni, prigionieri in stazione, costretti a nascondersi dalla luce e dagli sguardi indiscreti dei passanti... E si trasformano pian piano in ombre divoratrici di speranze.
Puoi anche non credere a queste storie... Io ti assicuro che è la verità. Ma non devi avere paura. Non tutti diventano quelle fameliche creature. Alcuni, la maggior parte, una volta scesi dal treno... Crescono tutto d'un tratto. I sogni? roba da poppanti e donnicciole. Loro sono uomini realisti e risoluti... Mica si perdono in tali sciocchezze.
Ma la stazione sa che non è così. I desideri dei viaggiatori vivono ancora da qualche parte, nascosti al di là di quell'orrenda linea gialla, custoditi all'interno delle sue viscere. E può capitare che qualcuno, di notte, per caso, incontri un suo vecchio sogno dimenticato, un'ombra stampata su di un muro scalcinato, proiettata da un bianco lampione. E si riconoscono subito sai? Sanno di appartenersi, di essere l'uno destinato all'altra, come se avessero fatto la scommessa di ritrovarsi proprio a quell'ora, nello stesso posto dove si erano lasciati, tanto per vedere chi sarebbe arrivato prima all'appuntamento. Allora si prendono a braccetto, e insieme, come due vecchi amici che non si sono mai detti addio, si dirigono proprio qui, e si siedono su questa panchina.
E cosa fanno?
è Naturale... Aspettano che passi il treno.
Ah... Eccolo... Giusto in tempo... Questo deve essere il nostro..."
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