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日志


Baudelaire, un sogno, una finzione.

La Masque.

Contempliamo questo tesoro di grazie fiorentine: nell'ondulazione del suo corpo muscoloso Eleganza e Forza, sorelle divine, ugualmente abbondano. Questa donna, pezzo veramente miracoloso, divinamente forte, adorabilmente sottile, è fatta per troneggiare su letti sontuosi a carezzare gli ozi d'un pontefice o d'un principe.

- Guarda anche quel sorriso fine e voluttuoso in cui la Fatuità si muove estatica: quel lungo sguardo sornione, languido e irridente, quel viso graziosamente fine, tutto ravvolto di veli, di cui ogni tratto ci dice con aria vittoriosa: "La Voluttà mi chiama, l'Amore mi incorona!" A quest'essere maestoso, guarda che eccitante fascino la gentilezza conferisce. Avviciniamoci e giriamo attorno alla sua beltà.

O bestemmia dell'arte, o sorpresa fatale. La donna dal corpo divino, tutto una promessa di felicità finisce in alto in un mostro dalla doppia testa!

- Ma no, non è che una maschera, un ornamento ingannatore, questo volto rischiarato da una smorfia squisita. Guarda, ecco, atrocemente contratta, la vera testa e l'autentica faccia, rovesciata dietro la faccia mentitrice. Povera, grande beltà! Il magnifico fiume del tuo pianto finisce nel mio cuore turbato; la tua menzogna m'inebria e la mia anima s'abbevera ai flutti che il Dolore fa sgorgare dai tuoi occhi.

- Perché piange, lei, la bellezza perfetta che terrebbe sotto i piedi la vinta umanità? Quale male misterioso divora il suo fianco d'atleta?

- Lei piange, insensata, perché ha vissuto e perché vive! Ma quel che soprattutto ella deplora, e la fa fremere sino ai ginocchi è il fatto che domani bisognerà che viva ancora. Domani, e domani ancora, e sempre. Come noi.

Per il Mo'...

 

 

Ci risiamo. http://www.youtube.com/watch?v=HkvvxCoriHo

Io e questo schermo bianco di fronte a me. E tutti quelli che sono rimasti, chi con una spalla uscita dai gangheri, chi con il ragazzo a letto con la febbre, chi invece il ragazzo non ce l'ha più da qualche mese, chi continua a cantare canzoni stupide nei video, chi vuole fare una grande scalata al successo, chi ha trovato l'amore altrove e ha scoperto con un moto di felicità che Roma è davvero grande, chi non sa più che sigarette fumare.

 

E poi c'è il Mo'.

Lo sai che c'è, perché anche se in quel momento non è lì vicino a te, sai che durante tutta la giornata potrai incontrarlo in qualche angolo della città, così per caso, quando meno te lo aspetti, e dire ah ecco chi stavo cercando, giusto il Mo'. Trovarlo lì seduto al tavolino in Tazza D'Oro a rollarsi uno dei suoi soliti drummini, con la bicicletta lasciata chissà dove. Quella bicicletta che ha cambiato mille volte colore, che mi ha portato in canna non so quante volte, fino a casa mia, fino al Buonarroti.

Il Mo', con le sue dita ticchettanti, le sue bacchette incorporate che non stanno ferme un attimo, tamburellano e ballano a qualunque ritmo, inventato lì per lì.

E arriva, dal nulla, ti saluta e inizia a cantare qualche vecchia canzone dei System, tira fuori qualche slogan e poi esordisce con un "Veramente questo non saprebbe cantarlo nemmeno una Maiala! Anzi nemmeno te, Giada!" Io ovviamente rispondo un po' sdubbiata "Mo', infatti, io mica so cantare" e lui "Ma sì infatti, era per dire no?"

Giacchetto di pelle, cuffie nelle orecchie, cammina tranquillamente per la strada, con la schiena sempre dritta, perso un po' nel suo mondo, e ti ci vuole un po' per farlo voltare se lo becchi.

E il Covo del Tapiro c'ha passato le serate estive insieme a lui, seduto sugli scalini lì fuori a fare qualche giochetto o a ridere di gusto. Perché la risata del Mo' è inconfondibile, esplode tutta d'un colpo.

Lui che non ce la fa più a vedermi con questi capelli che non hanno mai un verso, e spera che un giorno trovino la loro strada, nel frattempo i suoi cambiano più o meno ogni mese, per non parlare della barba, non fai in tempo ad abituarti al fatto che abbia finalmente deciso di tenerla lunga e incolta, che già se l'è rasata.

Quando torna di solito non lo riconosci.

"Il Chang è gay, è gay!" Ecco appunto. Questo è il nostro Mo'.

Il Mo' del tormentone della gita a Urbino, di quel coro che partiva dal fondo del pullman e gli chiedeva un peo di sigaretta a gran voce, quando ancora fumare era una cosa da grandi, era un po' una trasgressione. E quel "Maiale Mo' te lo raspo" la sigla di un bel viaggio, la canzone di un tempo che sembra passato da secoli, in cui eravamo ancora piccolini e se guardiamo le foto non ci riconosciamo già più.

Per tutte quelle volte che siamo andati insieme a studiare allo scotto, e come si studia filosofia con il Mo', con nessuno.

Per tutti i drummini e le sigarette scroccate, per tutte le giornate passate a cazzeggiare, un po' qua un po' là, i kebab in Piazza delle Vettovaglie, i giri in bicicletta, le giohate in piazza della pera, con quella bici che va anche all'indietro. Per tutte le canzoni che ha creato dal nulla con il suo famoso programma sul pc, per tutte quelle volte che è venuto da me e si è piazzato al pianoforte, suonando ad orecchio, un po' come veniva.

Perché alla fine lo sai che lui c'è, anche se non ti risponde al cellulare perché in casa sua non c'è mai campo, però cazzo, lo sai.

Per tutte quelle volte che ha saputo ascoltare e farti sorridere con qualche battuta delle sue, per tutte le volte che ha pronunciato la parola Gay come solo lui può fare. Per le migliori performance e le imitazioni dei professori, dal Pontari al De Cri, o ancora il tono alla Bonsi, quante risate c'ho fatto anche se è piuttosto inquietante >.< !

Perché ci siamo conosciuti per la circostanza, e siamo cresciuti insieme, senza neanche accorgercene, convinti che il tempo sarebbe sempre stato abbondante per tutto. Adesso sono qui, siamo qui, a guardarci indietro, ancora una volta, e a chiederci come sia potuto succedere che sia già passato tutto così in fretta.

Gli occhiali del Mo', quante volte l'avrà cambiati?

Dietro di noi c'è pieno, stracolmo di risate, avventure, bellissimi ricordi. Davanti a noi il resto degli anni che rimangono, che il destino, o forse di nuovo le circostanze hanno deciso di separare.

Ma siamo stati insieme, ci siamo conosciuti e abbiamo condiviso tutto questo. Meglio di così non poteva andare. Non c'è fortuna più grande.

Per tutto questo io dico soltanto un GRAZIE. Al nostro buon vecchio Morrizzo, che tanto lo sappiamo che tornerà, vuoi per le vacanze di Natale, vuoi quest'estate. Ma tornerà.

Mi mancherai così tanto.. Non vederti più tutti i giorni sarà dura, non avrei mai pensato che sarebbe successo. Però è così che va, questa è la realtà.

So che starai bene, più o meno, e che ci penserai alla tua Pisa e ai tuoi bimbi.

 

Ti voglio bene. Davvero tanto..

Ciao Mo'! Ascoltati l'Apprendista Stregone di Angelo Branduardi, te la dedico, così quando ti sentirai lontano e avrai voglia che qualche ricordo ti tamburelli un po' la memoria, penserai a me :)

Giadì.

 

                                     

 

 

                                                                                                                                                                                               

Non è mica un addio però!

 

"Col mio soffio di vulcano cancellerò
il gelo di questa stanza
e col volo di una freccia trafiggerò
quella pallida luna a distanza;
ci sarò e non ci sarò,
continuerò
la mia invisibile danza,
senza tracce sulla neve lieve sarò,
mi dirai di sì o mi dirai di no.
Avrà il silenzio la voce che ho,
e mani lunghe abbastanza,
sarà d'attesa e d'intesa, però
saprò quello che ancora non so".